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Le nuove dipendenze: tra consapevolezza e prevenzione

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Il digitale e le nuove tecnologie sono ormai parte della quotidianità di tutti e costituiscono  un valido supporto per lo svolgimento di molte attività, dalle più semplici alle più complesse.

In certi casi, però, l’utilizzo della rete diventa compulsivo fino a trasformarsi in un vero e proprio disturbo, al punto che gli studiosi parlano di una vera e propria “dipendenza da internet“.

L’enciclopedia Treccani definisce la dipendenza come una “condizione di incoercibile bisogno di un prodotto o di una sostanza, soprattutto farmaci, alcol, stupefacenti  riguardo ai quali si sia creata assuefazione e la cui mancanza provoca uno stato depressivo, di malessere e angoscia (dipendenza psichica), e talora turbe fisiche più o meno violente, cioè nausea, dolori diffusi, contrazioni ecc. (d. fisica).”

Negli ultimi anni, invece, il concetto di dipendenza ha allargato i propri confini, includendo anche dipendenza da comportamenti che risultano patologici e riguardano soprattutto i bambini e gli adolescenti. Tra questi, su tutti, proprio l’uso e abuso di internet  che causa conseguenze negative che riguardano la sfera cognitiva, la capacità di comprendere e controllare le emozioni, la socialità e la salute psicofisica.

Oggi le “nuove dipendenze” si possono classificare nel modo seguente:

  • dipendenza dalle nuove tecnologie: internet, smartphone, giochi on-line, social-network e pornografia on-line;
  • shopping compulsivo;
  • dipendenza affettiva;
  • dipendenza dal lavoro (workaholism);
  • dipendenza da attività fisica (vigoressia);
  • ossessione del mangiare sano e naturale (ortoressia).

Fino ai primi anni 2000 tali dipendenze erano meno gravi dal punto di vista psicologico, comportamentale e fisiologico. La dipendenza  da internet, in particolar modo, era un fenomeno meno preoccupante anche perché di certo il tempo trascorso davanti al computer, fisso e con con costi di navigazione più elevati, e era sicuramente molto più ridotto e di conseguenza causava effetti meno pervasivi. L’avvento dei dispositivi mobili e l’abbattimento dei costi hanno quindi contribuito ad accentuare il fenomeno  soprattutto tra gli  adolescenti e  i giovani adulti, aumentandone la sedentarietà, spesso causa di varie patologie (patologie ortopediche, sovrappeso e obesità, sindrome da sforzo visivo) e peggiorando notevolmente  la qualità del sonno, a causa delle luci blu degli schermi, che riducono l’effetto della melatonina.

Anche gli effetti psicologici sono molto più evidenti, a causa dell’isolamento sociale che, soprattutto dopo il Covid- 19, ha influito negativamente sulla salute psicosociale di bambini e adolescenti, nei quali sono sempre più frequenti problematiche quali ansia sociale, depressione, e stress emotivo connesso con la costante richiesta di approvazione sociale.

Alla luce di queste considerazioni, dunque, risulta necessario e urgente agire soprattutto in termini di prevenzione, al fine di  ridurre  l’uso spasmodico dei dispositivi, e limitare quindi i danni, attraversi interventi strutturati che prevedano l’attuazione di programmi di riabilitazione, terapie CBT e applicazioni che monitorano un uso più consapevole e funzionale.

A questo scopo il Centro per le famiglie si propone di fornire supporto e orientamento, oltre che percorsi di sensibilizzazione che contribuiscano alla lotta contro questo fenomeno sempre più dilagante.

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